In un mondo digitalizzato e sempre più incuriosito dai processi produttivi, sempre più società, seppur non quotate in borsa, hanno deciso di aprirsi ad una maggiore trasparenza, sia tramite specifici siti web sia tramite i social media.

Le società non quotate, infatti, non hanno gli stessi obblighi di trasparenza delle aziende che invece possiedono quote sul mercato azionario, ma ciononostante tanti gruppi italiani hanno scelto di intraprendere questa via per guadagnare la fiducia dei consumatori e degli stakeholder.

Codice etico, business, bilanci trimestrali e annuali e sostenibilità sono i fattori che più di tutti influenzano la reputazione di un’azienda, e che vengono dunque comunicati sui canali digitali per guadagnare la stessa credibilità della concorrenza quotata in borsa.

Tra le società italiane non quotate (ma in cui investiremmo), un numero elevato afferisce al settore food: Granarolo, Barilla, Ferrero, che sono in ascesa quanto comunicazione sul web, Lavazza e Aia. E non dimentichiamo le più famose case di alta moda, come Armani, Dolce&Gabbana, Max Mara e Luisa Spagnoli. Settori tradizionali, insomma, per lo Stivale, che pur costituiscono eccellenze a livello internazionale e che avrebbero pure i numeri per lanciare un’IPO, ma che preferiscono mantenere ritmi di crescita più lenti e non dipendere dalle oscillazioni quotidiane degli investitori.

Aggiungiamo alla lista Sisal, Anas, Wind ed Edison (quotata solo con azioni di risparmio): attenzione ai social network, interazione digitale, aree dedicate alle green performance e alle job opportunity sono gli indici principali che permettono di supporre una consistente mole di investimenti quando e se queste società si lanceranno in borsa.

Tra le aziende non quotate una menzione d’onore spetta a Pirelli: il gruppo della Bicocca sta per tornare in Borsa dopo due anni di assenza, lasso di tempo nel quale ha implementato le strategie comunicative sui principali social media, da LinkedIn a YouTube, e si è dedicato ad un’importante ristrutturazione interna che ha condotto a fatturati incrementali. Buone notizie dunque per chi crede nella storica azienda di pneumatici e vorrà investire i suoi risparmi in borsa (fonte: IPO Pirelli su Sole 24 Ore).