Carlo De Benedetti è un industriale italiano, ingegnere ed editore, nato a Torino il 14 Novembre 1934. Insignito Cavaliere del Lavoro da parte dello Stato italiano nel 1983, ha anche ricevuto altri importanti riconoscimenti nel corso della sua vita, come la Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte nel 1987, è diventato ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore francese, sempre nel 1987, e ha ottenuto la medaglia d’argento al merito della Repubblica d’Austria nel 2006.

De Benedetti è presidente della Fondazione Rodolfo De Benedetti, da lui creata nel corso del 1998 in memoria del padre, che ha l’obiettivo di promuove la ricerca nelle decisioni di politica economica nel mondo del mercato del lavoro.

Nato in una famiglia ebraica nel novembre 1934 nel corso della seconda guerra mondiale la sua famiglia fuggì in Svizzera, paese neutrale. Alla fine della guerra, Carlo tornò in Italia e qui conseguì la laurea in ingegneria elettrica presso il Politecnico di Torino. Dal 4 maggio al 25 agosto 1976 è stato amministratore delegato FIAT.

Nel 1978 è diventato amministratore delegato della Olivetti, di cui rimase a capo fino alle dimissioni, nel 1996, a causa di una grave crisi aziendale. Nel corso del 1983 ha riorganizzato completamente l’azienda, impegnandosi sulla realizzazione di macchine da scrivere meccaniche. Nel 1995 ha invece fondato la società di telecomunicazioni Omnitel.

Nel 1997 ha creato il Gruppo Editoriale L’Espresso grazie alla fusione tra L’espresso e la Repubblica.

Alcune note oscure della sua vita sono legate a Tangentopoli, quando nel 1993, durante Mani Pulite, è stato arrestato. De Benedetti ha ammesso di aver pagato 10 miliardi di lire ai partiti di governo per ottenere un ordine di acquisto da parte di Poste Italiane per delle telescriventi obsolete. Nel maggio dello stesso anno è stato ufficialmente messo sotto inchiesta ma non è mai andato a processo per prescrizione. Nell’aprile del 1992, De Benedetti e altre 32 persone sono state condannate per frode da un tribunale di Milano in seguito al crollo del Banco Ambrosiano. Condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione, la sentenza è stata ribaltata nel 1998 dalla Corte di Cassazione.

Di recente De Benedetti è finito sulle pagine dei giornali per la lite con Trochetti-Provera. Il primo accusa il secondo della distruzione di Telecom, mentre il secondo ricorda a De Benedetti i problemi Olivetti, lo scandalo Banco Ambrosiano e l’allontanamento da Fiat. (Per approfondimenti si vedano gli speciali sul Giornale e IlFattoQuotidiano)